Juve-Atletico, cronaca di una notte leggendaria

Sciocchi gli umani a crederla finita con un Titani sceso sulla terra. Un portatore di luce che ha squarciato le tenebre che da due settimane avevano avvolto tutti i tifosi juventini, già a testa bassa nell’immaginare mesi di vuoto e noia

Ebbene sì. Non è umano. Da altre parti già lo sapevano, qui in Italia ancora si doveva toccare con mano: Cristiano Ronaldo ha reso aurea una notte che sembrava prospettarsi cupissima. Non c’è nulla di normale in quello che si è visto ieri sera a Torino: la Juventus non aveva mai rimontato un 2-0 in Champions, Ronaldo non aveva mai chiuso questa competizione con un solo gol all’attivo, la Juve non aveva mai perso 3 partite di fila in Europa. Congiunzioni astrali che sembravano condannare due mondi, quello di Ronaldo che rischiava di sbattere contro i suoi primi record negativi e quello della Juventus, condannata a essere schiacciata per l’ennesima volta dal peso della propria storia in questa coppa, risucchiando nel buco nero persino un Dio. Così non è stato, come Atlante nella mitologia greca è in grado di reggere il pianeta Terra, CR7 è stato in grado di reggere tutto il peso di cui sopra, la pressione, la tensione, la paura di non farcela, con una calma che da quelle parti non si era mai vista e che non a caso si definisce “olimpica”. A tratti è sembrato anche un padre, a fare da riferimento per tutti, a incoraggiare e spronare ogni singolo uomo al suo fianco. Ed è forse grazie a questo atteggiamento, mescolato ad una lettura tattica da manuale del tanto criticato mister Allegri, l’Efesto di ieri sera, colui il quale ha forgiato le armi per quel manipolo di eroi, che un’intera squadra è riuscita a trasformare la materia oscura del timore, in un’opera d’arte fatta e finita.

Bernardeschi, che in stagione aveva avuto più bassi che alti, brilla di luce propria portando una frizzantezza che ha sorpreso l’Atletico Madrid, letteralmente stordito dalle sue incursioni, così come da quelle di Spinazzola a cui non si può rimproverare praticamente nulla in questo esordio in Champions League. Loro due, Ares e Atena della nottata leggendaria. Non si puó non parlare poi di Emre Can, un maestro di duttilità, infallibile in ogni suo gesto, poliedrico, adattabile, esperto e sicuro. Un alter ego terreno di Proteo, divinità in grado di mutare forma a seconda delle necessità. Infine encomio totale alla difesa con Bonucci e Chiellini (500 presenze in bianconero ieri) nelle vesti di Ade, traghettatori di ogni speranza Colchonera, dritta verso l’oblio perpetuo.

Dunque una Juve leggendaria, da Olimpo, che ora deve continuare nel suo cammino senza paura. Si, perché la notte è passata, ma gli dei non tornano due volte sulla terra , forse

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