Roma, ecco perché al Porto è stato concesso il rigore dalla Var e ai giallorossi no: ma è tutto regolare

La Roma si ritiene danneggiata dalla Var ma il Porto invece ritiene tutto regolare.

E probabilmente così è: tutto regolare e proviamo a spiegare perché con l’aiuto di SkySport.

Il punto sta sempre in quel “chiaro ed evidente”, una terminologia che spiega la richiesta di correggere solo gli errori gravi commessi dall’arbitro in campo, e non quelli (ritenuti) veniali.

Una terminologia criticata da molti che vorrebbero la possibilità di rivedere tutti gli episodi, anche quelli solo “sospetti”, ma che l’International Board, guardiano delle regole e del regolamento, giusto pochi giorni fa ha confermato.

Si rivedono dunque solo quegli errori che sono chiari dalle immagini e che sono evidenti dal punto di vista regolamentare e dell’impatto sull’azione, potremmo dire “rilevanti”.

Un aspetto che ha reso abbastanza scontato il rigore che ha condannato il PSG (Kimpembé usa il corpo per opporsi a un tiro e non controlla abbastanza le braccia, su queste dinamiche le indicazioni sono chiare), e che è stato decisivo nella diversa scelta del VAR polacco Marciniak.

Perché Marciniak manda l’arbitro Cakir a rivedere la trattenuta di Florenzi su Fernando e non il contatto tra Marega e Schick?

La spiegazione è una soltanto: il primo fallo viene ritenuto più grave, per la volontarietà e l’effetto: al di là della trattenuta deliberata, il cartellino giallo dato a Florenzi dimostra che secondo Cakir Fernando (non in fuorigioco, altrimenti si sarebbe aperta una questione sulla prevalenza del rigore o della posizione dell’attaccante) sarebbe probabilmente potuto arrivare sul pallone. Infrazione grave e decisiva dunque, secondo il Var e secondo l’arbitro in campo.

Diversa deve invece essere per forza stata la riflessione, stavolta solo del Var Marciniak (dal momento che a Cakir non è stato chiesto di rivedere l’accaduto), sul contatto in area del Porto: magari falloso, ma non così vistoso da ritenere chiaramente sbagliata la scelta dell’arbitro turco.

E’ il problema, anzi la madre di tutti i problemi del VAR: l’uniformità di giudizio.

In generale e a maggior ragione all’interno di una stessa partita, perché una sfumatura può far pendere l’asticella da una parte o dall’altra, con tutto quello che ne consegue.

(Fonte SkySport)

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