Marotta: “Il Var ci ha danneggiato. Ci ha tolto due punti che peseranno molto”

Giuseppe Marotta, ad dell’Inter, parla dal premio Il Bello del Calcio in Gazzetta dei fatti di Fiorentina-Inter. “Abbiamo subito un danno notevole, sarebbe grave se fosse irreparabile. Si è consumato nell’epilogo, è diverso da un torno al 5′: è una partita che aveva preso una china definita. Il rammarico che ho, come dirigente di calcio, è che come movimento calcistico abbiamo investito molto sulla VAR: deve essere uno strumento usato in modo razionale e scrupoloso, non bisogna confondere oggettività con soggettività. Resto deluso dallo sforzo fatto dai club. Confronti? Si parla normalmente nei corridoi degli spogliatoi. Dico solo che va rivisto il sistema, non condanno un arbitro e non sta a me indicare un colpevole. E’ un danno irreparabile per l’economia dell’Inter, spero non sia fatale per il nostro campionato. Possiamo stare ore qui, a disquisire sui protocolli: vanno rivisti e migliorati, sta agli organi competenti. Il mio rammarico è perché con la VAR servono valutazioni oggettive e nessuno può oggettivamente indicare in falloso e da rigore il gesto di D’Ambrosio. Ha dell’incredibile: è l’errore più grosso e grossolano da quando c’è la VAR, l’arbitro era anche vicino a quanto è accaduto. Se Abisso è stato influenzato dalle decisioni precedenti? Dovrei dimettermi se la pensassi così: se parlo di sistema da oleare, dico che bisogna prendere posizione, il sistema arbitrale deve essere assolutamente impeccabile considerato il riscontro mediatico e l’impatto nell’economia di un club calcistico. L’esultanza di Politano e il gesto di Perisic? Assolutamente nessuna spaccatura, sono dietrologie pure: c’è l’esaltazione di un nostro giocatore dopo un gol. Le parole di Wanda di ieri sera hanno rotto un equilibrio? Assolutamente no, esprimo gratitudine alla squadra, all’Inter, ai giocatori, perché abbiamo rivisto una squadra motivata e cha ha giocato bene. Per quanto riguarda la questione Icardi, abbiamo speso tante parole: è giunto il momento di non parlarne più”.

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