Juventus, la logorante guerra intestina tra “bel gioco” e risultatismo

È tornato in voga nelle ultime settimane; in realtà, forse, non se ne è mai andato. Lo scontro tra fazioni all’interno del mondo Juve si sta facendo sempre più feroce e più evidente, al punto che lo stesso Allegri sembra essere stato trascinato nel vortice.

Certamente non casuali le affermazioni di ieri sera, dopo il 3-3 interno contro il Parma: “Abbiamo accontentato chi voleva vedere il bel gioco”. Con la sua tipica sagacia l’allenatore livornese la mette sullo scherzoso, ma chi segue da vicino le vicende di casa Juventus, ben sa che dietro quelle parole c’è qualcosa di più. Allegri sono infatti mesi, se non anni, che viene aspramente criticato da una fetta di tifoseria (quella più rumorosa) a causa di un atteggiamento in campo poco propositivo, volto eccessivamente alla gestione e poco propenso alla chiusura delle partite. Ma c’è del vero in queste affermazioni? Sono fantasie del tifoso “da PlayStation” oppure c’è davvero qualcosa che non funziona nei meccanismi di gioco della Juventus, soprattuto nelle ultime uscite?

Partiamo subito col dire che un’affermazione “bandiera” di Allegri è innegabile: a nessuno frega niente del bel gioco se alla fine non vinci. Nel calcio conta la vittoria, perché a giocare bene son capaci tutti, a vincere ci riesce una sola squadra.

D’altro canto però, sembra che il gioco di rimessa e gestione della partita sia spesso visto da Allegri come l’unico modo raggiungere l’obiettivo; anche in casa con squadre come Chievo e Benevento si è raramente vista una Juventus fluida nella manovra, temeraria, spensierata. Molto spesso la tendenza è stata quella di segnare un gol e rimanere in fase di stallo, cercando la seconda marcatura per inerzia o tramite episodi favorevoli, conservando le energie per un’altra ipotetica partita che sembra non arrivare mai. Ma freniamo subito: per bel gioco non è necessariamente richiesto un attacco forsennato simil-zemaniano, una verticalizzazione del gioco che ti sbilanci o un attacco a quattro punte e due esterni. Bel gioco è saper fare alla grande entrambe le fasi, sapersi chiudere bene e saper pungere in maniera efficace, far girare palla in modo fluido e produttivo. La Juve di quest’anno ha fatto vedere tutte queste cose, ma solo per poche settimane. Emblematica la vittoria di Manchester per 1-0, una partita gestita alla perfezione con una comunicazione eccellente tra tutti i reparti, una fase difensiva eccelsa(attenzione, non solo una difesa ma una fase difensiva), un giro palla di qualità altissima e killer instinct da vera squadra europea.

Al contrario la Juve delle ultime gare sembra particolarmente deconcentrata, sprecona (tira una quantità impressionante di palloni verso la porta avversaria senza riuscire a metterla dentro tanto quanto dovrebbe), lenta e compassata. Ciò che ha detto Allegri ieri sera sull’aver accontentato i fautori del bel gioco, è una mezza bugia. Quella contro il Parma è stata per larghi tratti una partita godibile, con molte occasioni (due pali clamorosi e un mezzo rigore negato su Khedira) mandata all’aria da 3 suicidi assistiti: sul primo gol il centrocampista tedesco perde Barillà in marcatura e Cancelo si dimentica completamente il significato di diagonale difensiva, sul secondo Rugani risulta impacciato e inesperto, così come sul terzo dove quasi tutta la Juventus, in un’orchestra di errori che partono da Mandzukic e si chiudono con Caceres, Rugani e Perin, affonda in un mare di disattenzioni.

Ora, non sembra possibile che questa serie di scempi in fase difensiva sia attribuibile alla ricerca di una fluidità di manovra e di un possesso palla produttivo, anzi, è proprio quando ciò è mancato che sono arrivati i problemi. In vista Atletico sarà necessario lavorare su questi aspetti, senza però nascondersi dietro al bel gioco come origine di tutti i mali. Il bel gioco può essere funzionale alla vittoria e non deve necessariamente significare squilibri in campo; Allegri lo sa, perché ha fatto a più riprese vedere questo calcio ed è lui stesso un amante della qualità e della tecnica, dell’estro e delle giocate. Per la Juventus dunque è necessario innanzitutto ritrovare i suoi uomini chiave, una concentrazione che sembra mancare da troppo e un coraggio che vada oltre la gestione sterile ma porti anche a degli automatismi in cui potersi rifugiare, volendo, nei momenti di difficoltà e affaticamento. Ciò detto sarebbe bene che si distendessero gli animi e non si cercassero delle streghe a cui dare la caccia perchè questa Juve ha i mezzi per fare grandi cose ed è giunto il momento della stagione in cui vanno fatte per evitare brutti scherzi, come successo a Bergamo. Chissà che anche quest’anno l’estro e l’estrema intelligenza di Allegri, non portino a un cambio di marcia deciso e gradevole per tutti, dall’ambiente ai diretti interessati

Fabio Astori

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