Tracollo Roma, perchè Di Francesco avrebbe dovuto avere la dignità di dimettersi

L’umiliazione subita ieri dalla Roma in Coppa Italia contro la Fiorentina ha messo definitivamente in luce i molteplici problemi che accompagnano la squadra giallorossa dall’inizio della gestione tecnica con Eusebio Di Francesco in panchina.

Qualsiasi tifoso romanista, al fischio finale dell’arbitro Manganiello, si sarebbe aspettato le dimissioni immediate del tecnico abruzzese o quantomeno l’esonero da parte della società: nulla di tutto ciò è avvenuto, con Monchi che al contrario ha tenuto a precisare che si continuerà con Di Francesco e che l’unico responsabile di questa disfatta sia il ds stesso.

Le responsabilità dell’allenatore invece sono molteplici, e le dimissioni sarebbero state un atto di grande dignità oltre che di presa di coscienza della situazione e dell’incapacità di porvi rimedio.

Avrebbe dovuto avere la dignità di dimettersi per aver collezionato in un anno e mezzo di gestione tecnica  20 sconfitte e 16 pareggi in 80 partite tra campionato, Champions League e Coppa Italia, di cui 9 tra le mura casalinghe e aver subito la bellezza di 93 reti tra tutte le competizioni, evidenziando un’evidente incapacità di addestramento in fase difensiva.

Avrebbe dovuto avere la dignità di dimettersi per non essere riuscito a dare una mentalità e un gioco alla squadra, fragilissima psicologicamente e capace di sciogliersi alla prima difficoltà subendo rimonte che, soprattutto in questo campionato, le hanno fatto perdere punti fondamentali.

Avrebbe dovuto avere la dignità di dimettersi per aver avallato un mercato estivo decisamente fallimentare, del quale l’acquisto di Pastore è l’emblema: pensare che l’argentino (acquistato per 24,7 milioni di euro con uno stipendio di 4,2) potesse essere una mezz’ala nel suo 4-3-3 era utopia pura, a maggior ragione considerando l’assenza di giocatori di sostanza e rottura nel centrocampo giallorosso.

Avrebbe dovuto avere la dignità di dimettersi per il numero inquietante di infortuni, soprattutto muscolari, che hanno decimato la squadra, dopo che aveva preteso in estate l’allontanamento degli ex preparatori Norman e Lippie per portare i suoi fedelissimi che erano con lui al Sassuolo.

Avrebbe dovuto avere la dignità di dimettersi per i 12 gol subiti nelle ultime tre partite contro Torino, Atalanta e Fiorentina, e non serve altro commento.

Tutto questo non è successo, con Roma-Milan alle porte e l’impressione di un’ ennesima, forse decisiva, ultima spiaggia.

Filippo D’Orazio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi