Lazio, altro stop contro una Big: oltre l’arbitro, tanti limiti per Inzaghi

Tutte le colpe di Inzaghi forse si possono sintetizzare in un solo, unico nome: Correa (poi parleremo dell’arbitro). Il vero peccato di Inzaghi in altri tempi forse lo chiamerebbero codardia, ora è solo mancanza di coraggio. Siamo in un secolo in cui i difetti diventano mancanza di qualcosa, forse per renderli meno duri. La correzione di Inzaghi dopo l’uno-due del Napoli è tardiva: non è un problema di 11 messi in campo, anche logici, ma di mentalità. Inzaghi ha dimostrato alla squadra che l’atteggiamento loro, dei giocatori, doveva essere aggressivo, forte. Mentre dalla panchina l’indicazione primaria, la formazione, recitava: copriamoci forte.Anche in 10, pur sotto di un solo gol: copriamoci forte.

Mi dispiace che un mister che prima faceva il 4-3-3, magari non zemaniano ma comunque offensivo, veloce, si sia ridotto a riconoscersi in uno schema che di fatto esclude un giocatore forte, in forma, di qualità. Di fatto esclude un messaggio forte che si poteva dare: contro un Napoli B, giochiamocela. Invece il messaggio è stato: sono una corazzata, serve Parolo, serve corsa. Copriamoci forte. 

Non basta un Milinkovic in palla, se Luis Alberto finisce a Chi l’ha visto. Non basta predicare aggressività, se poi i primi errori sono tecnici: Leiva in uscita, Bastos che chiama fuorigioco quando non può esistere. Poi il fato nel calcio non premia chi nicchia: Milik stronca qualsiasi discorso di rimonta. Lulic a destra è stato, alla fine, sempre messo in mezzo, umiliato, sballottolato. Tecnicamente è quello che è, se si mette pure in condizione di fare male, addio. Radu a sinistra ci conferma che Callejon è il suo incubo ricorrente, tutti lo sapevamo, anche senza dircelo: l’ex Madrid avrebbe segnato alla Lazio bruciando Radu. Amen, meno male che tutto nella vita sembra in balia del caso, del cambiamento, dei fluttuanti desideri di un dio capriccioso, meno questa atavica certezza: Radu si farà bruciare da Callejon

Poi la partita si impapocchia da sola, L’arbitro ci mette del suo: il primo giallo su Acerbi è troppo severo, e alla lunga costa caro (ma un giallo ad un centrale dovrebbe essere preciso, puntuale, altrimenti si rischia sempre un effetto a valanga, e gli arbitri lo sanno). Interrotta la serie impressionante di 126 partite consecutive di Acerbi. Serviva questo arbitro, l’uomo del rosso per la Lazio. Ora contro la Juventus non ci sarà Acerbi (copriamoci forte, Mister, mi raccomando), Inzaghi dovrà cercare di capire quale sia il centrale più dignitoso da presentare contro Cristiano Ronaldo.

Prima però dovrà ripensare anche alla gestione dei cambi contro il Napoli: perché togliere Milinkovic? Ha tolto un punto di riferimento negli ultimi assalti, uno che poteva aiutare nelle “spizzate”, uno che sembrava in grado di trovare la giocata. 

Un commento laterale: certo, per fare mercato bisogna vendere. Una delle squadre più sane a livello di bilancio che DEVE vendere prima di comprare, per sfoltire la rosa (leggi=quello che non hai fatto quest’estate, devi cederlo ora). Un assurdo totalmente da Lazio: come perdere contro le big. Pur con tanto cuore, con tanta sofferenza. Anzi, proprio per questo da Lazio. Spiace per i ragazzi, che hanno dato tutto.A loro il coraggio non è mancato. 

Ah, nel secondo tempo la Lazio ha costruito, si è mossa bene. Pazzesco: Inzaghi doveva fare solo una scelta decisiva (Lulic era in qualche modo obbligata), ed è riuscito a sbagliarla. Contro le grandi non si può sbagliare nulla, e credo che se questa stagione lascerà una lezione, sia questa.

Eppure la Lazio, questa lezione, dovrebbe averla imparata a dovere, visto che perde con grande continuità di rendimento contro tutte le big, perfino quelle di lignaggio, che non vincono da anni, o sono cadute in disgrazia, o fanno giocare le loro ultra-riserve. La Lazio dovrebbe aver imparato la lezione, ma si vede che, contro il Napoli, gli servivano un po’ di ripetizioni. Forse non imparare è la colpa più grande di Inzaghi: ha smesso di osare, forse ha smesso di credere davvero di poter competere contro le big. E non esiste peccato più grave. 

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