I Tifosi della S.S. Lazio non sono razzisti nè violenti e antisemiti

Attaccare la Lazio in ogni modo e in qualunque occasione sembra oramai essere diventato da fin troppo tempo uno sport forse più popolare dello stesso calcio; un tempo pesante e tetro dove l’informazione ha lasciato il posto alla spettacolarizzazione e l’approfondimento alla banalità e al populismo che altro non è che ricerca del consenso, del facile applauso e della popolarità a tutti i costi.

Tutto questo che accade e continua ad accadere sotto gli occhi di tutti e un colpevole quanto incomprensibile, assordante silenzio da parte delle istituzioni sportive danneggia l’immagine stessa della Lazio in tutto il mondo molto più degli atti imbecilli e irresponsabili di poche decine di pseudo-tifosi, e rappresenta una vergogna assoluta oltre che una pericolosissima deriva di fronte alla quale bisogna specialmente da parte di chi si occupa di comunicazione fare dei distinguo al fine unico di fare luce sui fatti affermandone la verità oggettiva.

La S.S. Lazio nasce il 9 gennaio del 1900, quando un gruppo di amici si riunì a Roma in piazza della Libertà per dare vita a una società sportiva con il fine etico e morale di permettere a tutti indistintamente di praticare lo sport che prima di allora a Roma era unicamente appannaggio dei nobili e dei più facoltosi.

Tra i fondatori della Società Podistica Lazio, questo il suo nome originario: Luigi Bigiarelli, sottufficiale dei bersaglieri, Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Giacomo Bigiarelli, Alceste Grifoni, Guido Lefevre, Galileo Massa, Alberto Mesones, Alberigo Venier.

Furono loro stessi, quei Padri fondatori a seminare per i posteri il percorso da svolgere e per merito della loro passione sportiva e lungimiranza la Lazio non è soltanto calcio come in molti pensano ma è assai di più. La Lazio è infatti composta a oggi da oltre 10mila atleti iscritti nelle oltre sessanta sezioni sportive che sono impegnate in più di settanta diverse discipline.

La Lazio è un universo in moto continuo: è una “famiglia di famiglie”, come spesso afferma il dott. Antonio Buccioni che ne è il presidente generale, e si compone degli atleti e dirigenti oltre che dalle loro famiglie, e degli appassionati, dei tecnici, dei membri degli staff del sodalizio biancoceleste e infine dei tifosi che sono i più importanti di tutti: SENZA I TIFOSI BIANCOCELESTI NULLA DEL MONDO E DEL PATRIMONIO LAZIO POTREBBE ESISTERE NÉ TANTO MENO ANDARE AVANTI, ESSERE TRAMANDATO E PROGREDIRE!

Infatti la Lazio non è solo sport, è anche impegno e benemerenze sociali e culturali: istituita ente morale con Regio Decreto del 2 Giugno nel 1921 su istanza del generale Giorgio Vaccaro -che successivamente nel 1927 ha evitato che anche la Lazio fosse fusa insieme ad altre squadre di calcio capitoline nella As Roma- gli fu attribuita la Stella d’Oro al Merito Sportivo nel 1967, e successivamente nel 2002 anche il Collare d’Oro al Merito Sportivo (la prima volta per una società sportiva).

In seguito, dal 2016 ha partecipato a progetti europei importanti quali: Sport&Support, Wistleblowing e Safeyou Plus, dove in particolare la S.S. Lazio Baseball e Softball 1949 ha rappresentato l’Italia, distinguendosi nell’opera di divulgazione che ha visto il coinvolgimento di tre milioni e mezzo di persone sia in patria che in Europa.

Importante anche annoverare il ruolo costituito dalle consulte facenti parte del mondo Lazio, tra le quali dei Benemeriti e degli Aquilifer, (i tifosi biancocelesti nel mondo), delle Famiglie storiche, Idea biancoceleste, Associazione antichi atleti biancocelesti.

Stiamo dunque parlando di una società sportiva che merita rispetto e maggior tutela e considerazione da parte di tutti, poichè è da considerarsi a tutti gli effetti un’eccellenza nazionale: un vero e proprio fiore all’occhiello dello sport italiano, europeo e mondiale che è riuscita a superare oltre alle due guerre mondiali, la Guerra fredda, la crisi petrolifera del 1973 e la cosiddetta crisi economica del 2005, autoalimentandosi e progredendo innanzi a ogni difficoltà.

Una realtà umana e sportiva eccezionale che tuttavia rischia di essere annientata, infangata di continuo da campagne mediatiche tendenti alla disinformazione prima ancora che per colpa di una sparuta minoranza che ogni tanto fanno i cori contro i neri e gli ebrei e si scontrano con le forze dell’ordine, ma che sia ben chiaro a tutti non rappresentano né la Lazio e il suo variegato universo né altri che loro stessi.

Così come non rappresentano affatto la Curva Nord, che costituisce la casa materiale quanto anche identitaria e ideale di un tifo straordinario e appassionato che negli anni si ė reso protagonista di importanti iniziative di carattere sociale e benemerito, come ad esempio le raccolte di fondi in favore del teatro La Fenice di Venezia e del Petruzzelli di Bari a seguito degli incendi avvenuti negli scorsi anni, tanto per annoverarne soltanto due su tutte le altre.

Cosa dire poi riguardo a chi di dovere, che piuttosto di fare come la signora primo ministro Margaret Thatcher negli anni Ottanta preferisce strumentalizzare un problema annoso che certo non scopriamo oggi piuttosto di risolverlo in via definitiva, così come la semplice logica vorrebbe, anzi esige da tutti “lor signori” al potere.

QUALI POTREBBERO ESSERE LE SOLUZIONI DEFINITIVE A UN PROBLEMA ANNOSO CHE COINVOLGE TUTTE O QUASI LE TIFOSERIE ITALIANE È ELEMENTARE, ADDIRITTURA IMBARAZZANTE DA DOVERLO PROPORRE PER NOI CHE SIAMO DIRIGENTI E APPASSIONATI CHE AMANO LO SPORT E CERCANO DI ESPRIMERE IN OGNI OCCASIONE E SITUAZIONE I SUOI PIÙ ALTI VALORI.

Come avevamo già scritto in un precedente editoriale, pubblicato a seguito della morte di Belardinelli nella nottataccia di San Siro:

“..Chi si renda protagonista di violenza dentro e al di fuori dagli stadi di calcio ma anche nei campi dilettantistici deve essere bannato vita natural durante da ogni manifestazione sportiva perché offende la dignità e i valori stessi dello sport oltre alle leggi“.

E a minare nel caso specifico della Società Sportiva Lazio la storia e il blasone di una società che di fatto è preziosa e luminosa quanto vieppiù unica nel suo genere.

Ma il discorso andrebbe esteso anche a tutte le parti in causa, ammesso che si voglia intervenire sul serio concretamente.

Infatti, andrebbero a nostro avviso parimenti condannati alle medesime pene oltre a quelli che vengono comunemente chiamati “pseudo-tifosi”, anche quei dirigenti di società e di istituzioni sportive nonché tutti i giocatori, gli arbitri e quei giornalisti e mass media che col loro comportamento non soltanto offendono lo sport ma vieppiù annichiliscono i valori umanistici che gli sono storicamente propri.

Oltre ai politicanti demagoghi che strumentalizzano ogni cosa, scimmiottando vergognosamente diritti e istituzioni prendendo tutti noi e lo sport per i fondelli proponendo come di consueto false soluzioni fondate essenzialmente su ipocrisia, banalizzazione e strumentalizzazione politica.

Tanto è vero che dal progressivo degrado delle istituzioni politiche e civili nazionali al decadimento anche di quelle sportive e a fronte dell’aggravamento di episodi di violenza, razzismo, antisemitismo unitamente a chiamiamoli bonariamente “errori” arbitrali, è evidente a tutti che si sia toccato il fondo in tutti gli ambiti e gli ambienti di una società italiana decivilizzata, ma sopratutto che gioco forza si debba resistere resilienti e risalire a cominciare dalla comprensione e dall’approfondimento del problema, di tutti i problemi del Paese.

Doveroso quindi operare nel contempo dei cambiamenti culturali drastici a ogni livello che prevedano ad esempio la rimozione forzata di tutti coloro che in questi anni abbiano ricoperto ruoli dirigenziali dato il loro completo fallimento. St.les Gi.ses

Di Stefano Lesti e Giuseppe Sesto

(Immagine: LazioPress.it)

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