Caso Koulibaly, la nostra voce fuori dal coro: è stata davvero discriminazione razziale?

Abbiamo aspettato appositamente la serata per farci conoscere il nostro pensiero sul caso Koulibaly e, pur avendo letto e sentito tanto sull’argomento, riteniamo di non trovarci d’accordo con nessuno.

Spieghiamo il perché: fermo restando ovviamente la condanna della discriminazione razziale e la stupidità di chi ancora va negli stadi per urlare buu a un calciatore di colore, nella fattispecie di Inter-Napoli riteniamo che c’è ancora qualcosa che andrebbe detta e che non è stata detta da nessuno.

Abbiamo sentito ieri sera a Sky gli opinionisti “del club” dire che l’arbitro non avrebbe dovuto ammonire o espellere il difensore del Napoli perché ci voleva comprensione visto che per 80 minuti Koulibaly erta stato oggetto di scherno (il massimo della sciocchezza)

Subito dopo abbiamo sentito Ancelotti dire che il calciatore era provato per quanto successo e quindi non sereno ( perché non l’ha sostituito?)

Abbiamo sentito di possibile campionato sospeso ( chi paga i danni alle Tv) e tante altre amenità varie.

Secondo noi le cose non stanno proprio così.

Ieri sera giocava nell’Inter anche Asamoah che non ci risulta essere stato oggetto di scherno razziale.

Ovvio, direte voi, si giocava a Milano! Si, vero, ma i cretini non hanno fede calcistica e se di razzisti si trattava allora avrebbero dovuto prendere di mira anche il terzino interista.

Invece no: e allora i buu a Koulibaly provenivano dai tifosi avversari e potevano quindi tranquillamente essere assimilati ai fischi sentiti quando un avversario batte un rigore oppure al “m……” torinese quando il portiere avversario rinvia dal fondo oppure al “devi morire” all’avversario infortunato a terra.

Il problema, quindi, non è dei dementi che vanno allo stadio ad insultare i calciatori di colore bensì di quelli che sono – o sarebbero preposti – ad evitare o sanzionare chi fa queste idiozie.

Siccome in Italia siamo noti per parlare tanto e fare nulla per debellare il problema della discriminazione razziale allora basterebbe fare come fanno i nostri governanti alle prese col problema delle buche o col cosiddetto “allarme meteo”.

Se questi problemi si risolvono diminuendo la velocità a 30 km/h oppure chiudendole scuole, anche il problema della discriminazione razziale può essere risolto spiegando a Koulibaly e compagni che siccome sono lautamente pagati, nel loro contratto è compreso pure ascoltare i buu senza lamentarsi e che l’Italia non gli sta bene,una squadra in qualche altra nazione del mondo dove poter giocare liberamente la troveranno di sicuro.

Infine, un’ultima chiosa: se ci lamentiamo e facciamo tanto parlare in tv e media per Koulibaly che gioca in Serie A in una grande squadra, guardiamo anche quello che succede nelle altre categorie e negli stadi che non sono sotto i riflettori.

Il colore della pelle di questi ragazzi oggetto di scherno è uguale a quella dei calciatori di Serie A…

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