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Inter-PSV, analisi di una disfatta

Poteva essere una serata memorabile quella di ieri sera per i nerazzurri ma, come spesso è accaduto negli ultimi anni, è venuta a mancare la caratteristica più importante che contraddistingue le grandi del calcio europeo: il carattere

I tifosi dell’Inter sono stanchi. Stanchi di dare l’anima per una squadra sì pazza, ma che ormai sta rasentando il confine del bipolarismo. Quello di ieri sera contro il PSV potrebbe essere definito come uno dei primi auto-biscotti nella storia della Champions League. Pareggiare in casa mentre dal Camp Nou arrivano solo buone notizie è sintomo di un carattere debole e di un’acerbezza pressochè totale in diversi giocatori; Lautaro Martinez in primis spreca troppo, in una competizione dove anche un solo errore può costarti la qualificazione, Asamoah -che dovrebbe essere il più esperto in fatto di Champions- semplicemente da horror, centrocampo in toto che senza Nainggolan manca praticamente di tutto dalla qualità alla forza fisica, passando per la determinazione e la cattiveria negli inserimenti senza palla. Non esente da colpe anche Spalletti che forse poteva evitare la sostituzione di Politano per Vrsaljiko ma che, al netto delle occasioni buttate dalla sua squadra, sembra essere il meno colpevole tra i 12 indiziati. Giocare il finale di partita con 4 attaccanti in campo e non riuscire a metterla dentro nemmeno una volta va oltre quelle che possono essere le responsabilità del mister.

Voce fuori dal coro è il solito, ruggente, Maurito Icardi, un corpo quasi estraneo a questa Inter, uno che la zampata decisiva la piazza sempre e contro chiunque, qualunque sia la competizione. Voci lo vorrebbero a Madrid, sponda Blancos, e forse sarebbe ora di fare qualche valutazione in merito. La cessione di Icardi potrebbe far bene a tutti: al giocatore per evidenti motivi di carriera che, si chiudesse senza trofei vinti, non sarebbe assolutamente consona al tipo di giocatore di cui stiamo parlando, in secondo luogo all’Inter che non solo risolverebbe buona parte dei suoi problemi economici ma obbligherebbe gli 11 in campo a giocare “di squadra” e non alla perenne ricerca dell’illuminazione del singolo. Rinforzare il centrocampo in maniera importante, l’attacco con un uomo d’esperienza -Dzeko potrebbe essere una suggestione, con Spalletti ben felice di questa soluzione- e le fasce difensive con terzini giovani e di prospettiva, servirebbe probabilmente più che tenere un singolo che al momento sembra davvero fuori contesto. Per il mercato c’è tempo, gli intrecci sono centinaia e con l’arrivo di Marotta i colpi di qualità saranno praticamente garantiti.

Adesso c’è da lavorare sul presente e sulla testa dei giocatori che, oltre a dover acquisire sicurezze, dovranno anche riprendersi dalla batosta dell’eliminazione.

Fabio Astori

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