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Giovanni Bia a MDC: “A Parma c’è un clima magico e si può compiere qualsiasi impresa”

Giovanni Bia è stato un grande calciatore e oggi è uno dei più stimati procuratori sportivi presenti nel panorama Nazionale.

E’ stato un calciatore molto affermato tanti anni in Serie A una Coppa Italia vinta a Parma una coppa Intertoto vinta a Bologna.

1) Oggi perché in Italia non ci sono più grandi difensori? Perché secondo lei è finita la grande scuola difensiva italiana che ci ha resi celebri nel mondo?

Credo che non si insegni più da bambini a marcare. Adesso nelle scuole calcio si inizia a marcare già a 8-9 anni. Non c’è più la marcatura come una volta. Una volta il 9 faceva il gol e tutti guardavano il 5, perchè il 9 veniva marcato dal 5, il 3 dal 7 e il 2 dall’11. Era una marcatura a uomo, oggi ai bambini non si insegna più a marcare.

Un mio vecchio allenatore, molto caro a tutti, Carletto Mazzone a Bologna mi diceva sempre che  la palla da sola in porta non ci va, ci vuole qualcuno che ce la butta. La cosa importante è che non prenda la palla il tuo avversario, al limite si può buttare in fallo laterale. Ora invece la mentalità è cambiata: ci sono le marcature a zona, senza identificarsi nell’avversario, cosa che mi hanno insegnato da piccolino.

2) Le vorrei chiedere che cosa pensa in generale del campionato italiano attuale a Juventus a parte sembra un campionato alquanto mediocre…

Sì purtroppo o per fortuna per la Juventus fa un campionato a parte, è di un’altra categoria. Anche con le riserve secondo me arriverebbe seconda. Purtroppo il livello si è abbassato molto anche perchè sono arrivati tantissimi stranieri mediocri. Una volta ogni squadra aveva 3-4 stranieri, ed erano giocatori che fanno la differenza.

Oggi invece vediamo stranieri in tutti i ruoli in tutte le rose anche in altre categorie inferiori e questo va a discapito della qualità calcistica e di conseguenza a discapito dei nostri giovani che non giocano.

3) Lei ha giocato con grandi calciatori sia Napoli, all’Inter e a Bologna ma anche a Udine. Come è cambiato il rapporto fra calciatori e tifosi? Oggi sono tutti i divi. Anche ai suoi tempi era così oppure si è più vicini ai tifosi?

Secondo me è cambiato tutto. Noi eravamo calciatori più semplici,  molto più alla mano. Noi eravamo anti-divi. Ci vergognavamo a farci vedere in giro e a farci riconoscere. Oggi invece i calciatori cercano di farsi il gossip il più possibile, tra i social e quello che c’è. E’ cambiato completamento l’atteggiamento di questi ragazzi, anche se io non sono contrario a queste cose, ma vanno gestite in maniera appropriata.

4) Buonasera Lei ha conosciuto grandi allenatori come Marcello Lippi, Alberto Zaccheroni tanto per fare qualche nome. Ci può raccontare brevemente il loro modo di intendere il calcio e che rapporti avevano con i calciatori?

Ho avuto la fortuna di avere allenatori di grandissimo livello: secondo me c’è un rapporto molto più intimo e stretto tra calciatore ed allenatore. Ora io parlo con qualche mio calciatore e mi dicono che gli allenatori non gli rivolgono nemmeno la parola. Sono diventati dipendenti e lavoratori, invece prima con noi avevano rapporti, si confrontavano, parlavano…

Per esempio sui calci piazzati, l’allenatore chiedeva a noi difensori come preferivamo metterci in campo, ci chiedevano se c’erano caratteristiche particolari nell’altra squadra, adesso invece mi dicono i miei calciatori che c’è l’Ipad e che è tutto prefissato prima, tutto stabilito dal ritiro di Ferragosto. Gli allenatori non modificano più il loro modulo in base all’avversario. Se quello è il loro modo di giocare, quello resta.

E’ cambiato tanto il calcio. E’ tutto molto più tecnologico e meno umano e lo vediamo anche quando andiamo allo stadio, con le partite che sono a scacchi. Non è più la partita di una volta…

5) Lei ora fa il procuratore sportivo e la sua agenzia la Bia Soccer agency rappresenta molti calciatori professionisti molto conosciuti al grande pubblico e tanti giovani calciatori che sono in rampa di lancio. Come è nata questa sua idea?

Io ho sempre avuto la passione per i giovani, sin da quando giocavo avevo una predilezione per i ragazzi giovani che salivano in prima squadra. Ancora oggi quando li incontro mi ricordano sempre che quando da giovanissimi salivano in prima squadra c’ero io che stavo vicino a loro, gli insegnavo e gli parlavo.

Quindi credo che sia giusto per chi ha avuto la fortuna di giocare a calcio a grandi livelli, trasmettere questa passione a questi ragazzi giovani, perchè troppo spesso si perdono per strada per scelte sbagliate. Cerco di far crescere i ragazzi con i valori giusti: è una missione che dovremmo aver tutti noi ex calciatori.

6) Può spiegare a beneficio dei nostri lettori di momentidicalcio.com come nasce una procura?

E’ molto semplice: andiamo a cercare i ragazzi, e poi la storia parla per me: noi prendiamo ragazzini che giocano nelle categorie inferiori e certe volte riusciamo anche a portarli in Serie A. Molte volte è chiaro che purtroppo alcuni si fermano in C.

Noi li prendiamo a 14-15 anni, parliamo con il genitore, che è la cosa più complicata, perchè ci vedono come nemici o come avvoltoi che cercano di rovinare la vita ai loro figli, invece spesso noi siamo persone che accompagnamo i loro figli nel calcio con consigli anche tecnici. Siamo una sorta di “zii” per loro e poi da li si cerca di portarli avanti il più possibile e farli sbagliare il meno possibile.

7) Parlando dei suoi calciatori, in particolare Luca Cigarini e Daniele Dessena. Il primo è molto richiesto da squadre di serie A e le vorrei chiedere se si muoverà a gennaio; invece riguardo Dessena, che a Cagliari sta benissimo ed è un calciatore esemplare, può essere secondo lei un esempio per i giovani calciatori che segue?

Si, nelle chiacchierate che faccio con i genitori parlo di questi giocatori qui, che sono degli esempi che piacciono a me. Sono con me da quando son piccoli, perchè sono esempi. Dessena ama la sua maglia e Cigarini ha rifiutato anche trasferimenti importanti pur di rimanere a Bergamo e aveva un grandissimo rapporto con la tifoseria. Sono assolutamente due esempi da seguire.

Cigarini secondo me non si muoverà da Cagliari perchè è un giocatore di grandissimo livello e in questo momento sta giocando e anche quando non gioca dà consigli ai giovani dalla panchina, dando molta consapevolezza ai ragazzi più giovani. Oltre che sul campo, è un grande uomo anche nello spogliatoio.

8) Cosa manca invece a Federico Ricci per sfondare davvero in Serie A? Come mai ha avuto difficoltà a Sassuolo e perché ha deciso di andare a Benevento?

Purtroppo Federico ha avuto problemi di pubalgia che si è trascinato nel suo momento decisivo a Sassuolo e ha fatto sì che le sue prestazioni venissero influenzate dalla pubalgia.

Chi ha avuto la pubalgia sa che è dura da sconfiggere. Lui ha vissuto un anno con questo problema. Ora è riuscito a guarire, ma a Sassuolo hanno fatto scelte diverse. E’ andato a Genova con il suo allenatore che poi però è stato esonerato dopo un mese, però nella vita ci vuole anche un pizzico di fortuna, cosa che è mancata a Federico.

Ma sono convinto che tornerà ad essere quel calciatore visto in Under21.

9) La squadra della sua città, il Parma, va alla grande in Serie A. Cosa c’è di magico in questa squadra? Con qualche aggiustamento a gennaio può ambire alla zona Europa?

Secondo me farebbe un gravissimo errore ad acquistare qualcuno a gennaio, perchè si è acquistata una grande alchimia tra i calciatori e l’allenatore e a gennaio con alcuni acquisti si rischierebbe di perdere.

Giocatori di livello più alto potrebbero rovinare i gruppi. Io ho visto che quando c’è il gruppo poi puoi sopperire le mancanze tecniche. Vediamo che ci sono giocatori del Parma che nessuno avrebbe mai pensato potessero essere lì, invece ci sono e io sono molto felice per loro.

In questi 3 anni c’è stata una alchimia fondamentale, e in questi contesti i presupposti sono fondamentali. A Parma ci sono degli esseri umani prima, e poi dei calciatori, dopodichè puoi compiere qualsiasi impresa.

10) Secondo lei il campionato è già finito a dicembre oppure il Napoli può dare fastidio ai bianconeri? Ci sono 8 punti che sono già tanti. In genere, per come la pensiamo noi, alla Juventus è difficile prendere 1-2 punti, figuriamoci 8…. e poi, se secondo lei Ronaldo è un bene o un male per il calcio italiano?

Io credo che il campionato sia ancora aperto, altrimenti ammezzeremo le speranze delle altre squadre. E’ chiaro che la Juve è difficilmente raggiungibile, ma è anche vero che lo scorso anno il Napoli è andato molto vicino.

Secondo me dipende molto da quello che succederà martedì prossimo nella partita di Champions contro il Liverpool. Il Napoli può arrivare in fondo in Champions, se avrà fortuna sul sorteggio…

Ronaldo è superpositivo per il calcio italiano. Lo vediamo anche negli allenamenti quotidiani, è un grandissimo professionista ed un esempio da seguire. Si allena 2 ore in più al giorno rispetto a tutti gli altri. Non può che essere un bene ed un esempio.

11) Che idea si è fatto della giustizia sportiva e di questo brutto pasticcio di quest’anno in serie B?

Da addetto ai lavori e da grande appassionato è imbarazzante. Abbiamo dato un bruttissimo esempio di quello che è l’organizzazione del calcio italiano. La politica e la giustizia sono organismi che dovrebbero decidere solo in casi eccezionali, invece purtroppo siamo arrivati ad un punto che ci siamo fatti rider dietro da altre federazioni europee e mondiali sulla nostra situazione.

A cura di Raffaele La Russa, Arianna Guarrera De Angelis e Gabriele Battaglini

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Giornalista Pubblicista, Direttore Responsabile di Momenti di Calcio. Appassionato di calcio e laureando in Giurisprudenza all'Università Di Roma Tre

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