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Roma, per adesso sei “La grande bruttezza”

Forse tre partite di campionato sono ancora poche, ma quanto espresso dalla Roma di Di Francesco in termini di gioco e prestazioni dei singoli nei primi impegni stagionali, lascia alquanto a desiderare.

Allenare nella città di Roma, è forse una delle sfide più difficili per un allenatore; l’enorme affetto dei tifosi resta sicuramente il lato migliore, ma bisogna fare i conti anche con forti critiche nei momenti difficili.

Le analisi della stampa locale possono risultare spesso troppo catastrofiche ma forse non è questo il caso; poniamo infatti la nostra lente d’ingrandimento sull’avvio di stagione della Roma.

Dove aveva lasciato la squadra di Di Francesco? Un buon terzo posto in campionato, ma staccatissima da Juventus e Napoli; una finale sfiorata in Champions League.

L’unica vera macchia grave, l’eliminazione agli ottavi di finale di Coppa Italia per mano del Torino.

Dei risultati comunque più che buoni per un allenatore al suo primo anno di Roma.

Ecco, l’inizio della stagione 2018/2019 sembra aver mandato tutto ciò in soffitta; tre partite sono certamente ancora poche ma i segnali offerti risultano abbastanza preoccupanti.

Il primo aspetto da considerare è il seguente: in tutte le sfide, la Roma ha sistematicamente rinunciato a giocare per i primi 45 minuti; contro il Torino è riuscita a mantenere lo stallo, risolto poi da una magia di Dzeko.

Contro Atalanta e Milan è invece finita sotto: ed infatti sono arrivati un faticoso pareggio e una sconfitta; il prezzo dello gettare via un tempo si è rivelato altissimo.

Le prestazioni sotto tono della prima frazione sono causate principalmente da una tremenda lentezza di manovra: la palla scorre a basse velocità e nessuno appare in grado di tirare lo strappo decisivo.

L’esito di tutto ciò porta benefici solo agli avversari, in grado di poter tenere sotto scacco i ragazzi di Di Francesco senza eccessivi patemi; il 1° tempo contro l’Atalanta ne è l’emblema.

Un merito della squadra è certamente di saper reagire nella seconda parte di gara ma più con la forza dei nervi che seguendo dettami tecnici; e se la lucidità viene a mancare, escono comunque fuori solo azioni confusionarie come nella serata di ieri.

Dopo i demeriti collettivi arrivano quelli dei singoli, e la chiamata in causa anche del DS Monchi, vantatosi a più riprese del numero di nuovi acquisti.

In primis però non deludono solo i nuovi: vengono in mente anche l’El Shaarawy di Torino e i Fazio e Manolas visti contro l’Atalanta; inesistenti anche Schick e Pellegrini.

La fatica principale però è soprattutto dei neo arrivati, alcuni dei quali non reggono il confronto con i predecessori: si parte dalla porta dove Olsen in 270 minuti ha mostrato più di qualche insicurezza.

Cristante non sembra ancora quello di Bergamo e Pastore fatica a trovare la posizione giusta in campo.

Tutto ciò si collega anche a un notevole ribasso della qualità media vista una politica societaria volta soprattutto all’incasso, forse anche oltre il necessario: la Roma semifinalista di Champions League ha perso almeno 3 colonne portanti, per adesso malamente sostituite.

Chiosa finale sull’allenatore: accennato il discorso del gioco, Di Francesco incappa spesso in erronee scelte tattiche, come da lui stesso ammesso al termine delle gare (anche ieri sera con la difesa a 3 del primo tempo).

Tanto da lavorare anche sull’atteggiamento dei calciatori: il regalare costantemente un tempo agli avversari risulta francamente inconcepibile.

Molti segnali inquietanti su cui dover assolutamente intervenire quindi: se la lotta al vertice sembra improbabile, così si rischia di restare esclusi anche dalla prime quattro.

Un colpo che risulterebbe difficile da digerire per una società che basa molto anche sulle entrate della Champions League; a proposito, c’è anche un girone europeo da provare a superare a partire da dopo la sosta.

Cambierà qualcosa al ritorno in campo? Le risposte si inizieranno ad avere dalla prima partita, sulla carta molto abbordabile, contro il Chievo all’Olimpico.

Tre giorni dopo sarà tempo di Real Madrid al Bernabeu, e li la Roma attuale rischia veramente una brutta figura.

Questa “Grande Bruttezza” va dunque corretta in fretta.

 

Pier Francesco Miscischia

Laureato in giurisprudenza ma anche grande appassionato di sport e soprattutto...di calcio: ecco la spinta giusta per scrivere di ciò che adoro!

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