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Mino Raiola non va più di moda: la parabola discendente del super procuratore dei big

Le papere di Gigio Donnarumma contro la Juve hanno sollevato ancora una volta il dubbio se il portierone rossonero – cui Mino Raiola ha fatto stipulare un contratto multimilionario con il Milan – valga davvero tutti quei soldi che guadagna e se la sua valutazione sia corretta oppure dietro a tutto ci sia solamente la mano di Mino Raiola.

Abilissimo, quest’ultimo, nello strappare contratti stratosferici per i suoi assistiti ma che,- purtroppo per le squadre che trattano con lui – non sempre i suoi assistiti si rivelano meritare per le prestazioni in campo.

Balotelli, Pogba e Donnarumma sono gli episodi più recenti.

Gigio Donnarumma rischia di rivelarsi un boomerang per Raiola e in tanti stanno cominciando a prendere le distanze dal super procuratore dei big.

I campioni non si fidano più tanto di lui e cominciano a scaricarlo temendo di essere la vittima sacrificale sull’altare del dio denaro a scapito della carriera.

Su Mino Raiola e sui suoi calciatori in procura riportiamo uno stralcio dell’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano e anche secondo tale quotidiano, qualcosa tuttavia sta cambiando.

E Raiola deve darsi da fare per coprire le prime crepe nel suo metodo, quello che garantisce lauti ingaggi a costo di rinunciare alle vittorie.

A farne le spese è in queste ore Gigio Donnarumma, nel mirino dei tifosi dopo le papere in finale di Coppa Italia.

Il portiere del Milan ha passato l’ estate scorsa a litigare con la società, piuttosto che concentrarsi sulla Maturità e sul campo. A 19 anni, ottenuto uno stipendio da sei milioni più uno (quello per il fratello Antonio), è diventato Dollarumma e ha perso la facoltà di sbagliare. E pure la sicurezza tra i pali, mentre il Diavolo si è cautelato per il futuro con Reina.

Un eventuale futuro francese di Gigio potrebbe essere il primo passo per un Milan “deraiolizzato”: Bonaventura – fondamentale ma tra i meno pagati – è richiesto da Roma e Juve; Abate è destinato agli Stati Uniti. Proprio a Los Angeles, dove è appena sbarcato Ibra con appena 1,5 milioni di ingaggio rispetto ai 20 dell’ anno scorso in Premier.

Con il rischio di sanzioni a carico dei parigini per l’ affare-Neymar, però, i piani di Raiola potrebbero subire uno stop.

Il primo è quello di portare via Marco Verratti dalla Ville Lumiere, dopo la fuga fallita un anno fa.

Da Barcellona però non hanno fretta di dare l’ assalto all’ abruzzese: dopo le trattative Ibra e Maxwell, Mino non ha lasciato un buon ricordo di sé (a Madrid a sua volta Florentino Perez non vuole neanche vederlo).

Chi a Parigi vorrebbe andarci è Paul Pogba, appena due stagioni dopo l’ affare da 100 milioni tra Juventus e Manchester United, le due società che più collaborano con l’ agente italo-olandese.

Matuidi è arrivato a Torino proprio dal Psg, mentre ai Red Devils è nata addirittura una piccola colonia di assistiti in rapida dissoluzione.

Pogba è in crisi, e non solo per i rapporti deteriorati con Mourinho.

Mkhitaryan è stato letteralmente costretto a dire addio, tra le lacrime, per completare il mega scambio con l’ Arsenal per Sanchez.

Nei Red Devils sorride solo il portiere Romero, pagato 1,8 milioni all’ anno per fare la panchina a De Gea.

Romelu Lukaku, invece, nonostante un ingaggio da 14,6 milioni sempre allo United, ha abbandonato Raiola per affidarsi alla Roc Nation, l’ agenzia del cantante Jay Z.

Persino il granata Niang – non proprio un esempio per i colleghi – gli ha chiuso la porta per sempre: «Non sono rappresentato da Mino Raiola ed è un bene per la mia famiglia».

La bordata definitiva, però, gliel’ha tirata Pep Guardiola dopo gli insulti che hanno preceduto l’ ultimo derby di Manchester: «Mi dà del cane codardo? Strano, due mesi fa è venuto a offrirmi Mkhitaryan e Pogba…».

Certo, a nessuno è andata male come a El Kaddouri, talento solo intravisto tra Napoli, Torino ed Empoli.

L’ estate scorsa è finito in Grecia, dove dopo sei giornate s’ è preso uno sputo da un presidente avversario.

A gennaio ha provato a tornare in Italia, ma a Crotone non si sono fatti incantare dall’illusionista Mino.

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