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Mondiale, quanto vincono i Campioni?

Oggi parliamo del vil denaro. Si sa: i giocatori professionisti sono dei ricconi. Essenzialmente, quanto meglio giocano, tanto sono più ricchi.

Per questo – oltre agli stipendi faraonici – ci sono sempre in aggiunta dei premi stratosferici.

È solo di qualche tempo fa la storia del premio (eventuale) per la terza Champions League consecutiva del Real Madrid. Ma non solo club: oggi vi parliamo dei premi vittoria più ricchi, pazzi e curiosi delle nazionali.

Ma le nazionali mica scherzano: la Germania, per la vittoria dello scorso mondiale in Brasile, ha incassato la bellezza di 35 milioni di dollari, al cambio attuale circa una trentina di milioni di euro.

Calcoli alla mano fanno 350.000 euro a giocatore. Una somma mostruosa, ma che in Germania ha fatto scalpore poichè la nazionale femminile – al confronto coi maschietti guidati da Löw – avrebbe vinto solo 100.000 a testa. Alla faccia della gender equality.

La cosa ridicola è l’aumento vertiginoso ed esponenziale dell’ammontare dei premi negli anni: sempre restando in terra teutonica, nel 1954 la Mannschaft del miracolo di Berna si beccò la roboante cifra di 2500 marchi, un televisore, una valigia di pelle e un motorino.

E L’ITALIA?

Siamo forse noi più poveri degli stimati (e odiati) tedeschi? Prendiamo il nostro ultimo trionfo mondiale a Germania 2006, per parlare di mondiali ma in positivo.

Nel 2006 Lippi e giocatori ottennero dalla FIFA e dalla Federazione circa 250.000 euro a testa. La FIGC però non è la più ricca: gli spagnoli della Real Federación Española de Fútbol premiarono Iniesta & compagni con ben 600.000 euro a testa.

Che attenzione: se riuscissero a vincere questo mondiale, Sergio Ramos e le sue furie rosse si prenderebbero circa 800.000 a testa.

D’altronde per la FIFA è un gran business ad uso e consumo di sponsor (e diciamocelo, corruzione): Infantino incassa 3,2 miliardi di euro con un montepremi che è appena del 10 per cento: 330 milioni.

La resa economica per le nazionali sta soprattutto nella possibilità di contrattare sul prezzo delle amichevoli e sui rapporti con gli sponsor partendo da una posizione di forza.

A noi non resta che guardare in TV e sperare che vinca… l’Islanda?

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Giornalista Pubblicista, Direttore Responsabile di Momenti di Calcio. Appassionato di calcio e laureato in Giurisprudenza presso l'Università Di Roma Tre

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