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Ciclismo, Giro d’Italia, tra i favoriti riecco Froome: con lui Aru e Dumoulin

Chris Froome non lasciò tracce nel giro del 2009 e l’anno dopo fu cacciato. Ora si presenta carico di gloria e favorito, ma con il giudizio per la vicenda doping ancora da definire.

Il sardo cerca il riscatto dopo il forfait dello scorso anno, ma il lotto dei favoriti, da Dumoulin ai colombiani, va ben oltre il loro duello.

Quattordicesima tappa, si arriva a Bologna. Vanno in fuga in 14: Bonnafond, Cheula, Kiryienka, Deignan, Gerrans, Visconti, Grivko, Gavazzi, Reda, Bertogliati, Petrov, Vorganov, Mueller e… Froome.

E’ il momento tecnico più significativo della storia di Chris Froome al Giro d’Italia. Risale addirittura al 2009.

Poca roba, ma sempre meglio della figuraccia dell’anno dopo, quando sul Mortirolo il britannico pensò bene di attaccarsi ad una moto, ricevendone in cambio una secca squalifica. Ora, a distanza di 8 anni rieccolo al Giro, ovviamente con ben altri propositi.

Il Froome di allora, pallido come adesso, di sicuro meno allampanato, è un cugino di secondo grado rispetto all’attuale. Otto anni, la tanta acqua passata sotto i ponti è stata impreziosita da ben quattro Tour de France e da una Vuelta di Spagna.

Ora la caccia a un’altra gemma: Tour, Vuelta e Giro di fila in un anno, non vengono vinti dai tempi di Bernard Hinault, ultimo esponente di un ciclismo antico, poco specialistico e ricco di obbiettivi. Sono passati 35 anni.

Quella stessa acqua però si porta dietro scorie di Salbutamolo: è un broncodilatatore che hanno trovato addosso a Froome ad un controllo antidoping proprio durante la Vuelta.  L’Uci non lo ha sospeso, però il procedimento lo obbliga a correre sub judice.

Non proprio insomma le condizioni ideali per cercare un trionfo agognato anche dal Team Sky: lo squadrone britannico al Giro ha raccolto solo le briciole.

Appena un secondo posto  con Rigoberto Uran nel 2013, poco se paragonato alle bocche di fuoco schierate.

In quel 2013 la vittoria andò a Vincenzo Nibali.

Lo Squalo però quest’anno punta sul Tour e soprattutto su un mondiale che si presenta tra i più tosti di sempre. L’Italia quindi vira in automatico su Fabio Aru.

Anche lui, sia pure con una storia totalmente diversa rispetto a quella di Froome, ha un conto aperto con il Giro dopo l’infortunio dello scorso anno: “Fu un’enorme sofferenza dare forfait e non potermi presentare al via in Sardegna, davanti al mio pubblico -ha spiegato il sardo-. Adesso sono motivato e non vedo l’ora di partire da Gerusalemme”.

Già, Gerusalemme. La partenza da Israele, per una miriade di motivi che vanno oltre il fatto sportivo, ha una valore storico enorme.

Il Giro per la dodicesima volta si avvia dall’estero, ma per la prima volta ciò avviene fuori dall’Europa.

Anche il premier israeliano Benyamin Netanyahu, nel corso dell’apertura del Consiglio dei ministri in cui ha affrontato tempi decisamente più delicati di una gara di ciclismo, ha reso omaggio alla corsa rosa: “Si tratta di uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo.

E’ una cosa che suscita molto piacere,  ciclisti provenienti da 45 Paesi attraverseranno la terra d’Israele, ne vedranno i panorami e accresceranno così nel mondo l’attenzione positiva verso lo Stato d’Israele”.

Tornando al dettaglio tecnico, di sicuro non sarà solo Froome contro Aru. Fari puntati sul vincitore dello scorsa edizione, l’olandese volante Tom Dumoulin.

Fu capolavoro di tattica e gestione delle energie: difesa in salita e la differenza a cronometro, ricetta semplice da scrivere, un po’ meno da attuare. E poi occhio ai colombiani su un percorso ricco di salite: otto arrivi in quota a fronte di due cronometro (tra le quali quella d’apertura).

Miguel Angel Lopez in salita fa furore, ma deve cercare di ‘evitare’ la classica giornata buia nelle corse di tre settimane.

Esteban Chaves dal canto suo, sia pure reduce da una stagione da dimenticare, può presentare come biglietto da visita il secondo posto dal Giro del 2016, quando fu superato da Nibali proprio in extremis.

La Francia può sperare di tornare a vincere il Giro a distanza di 29 anni dal compianto Laurent Fignon. Thibaut Pinot, nella ricerca del salto di qualità, ha ancora una chance per dimostrare di essere più di un corridore medio.

La vittoria al Tour of the Alps (l’ex Giro del Trentino) ne ha evidenziato un notevole stato di forma. E poi ancora: Simon Yates, forte del suo essere regolare e della maglia bianca di miglior giovane all’ultimo Tour, oppure Domenico Pozzovivo, il piccolo lucano che alle corse a tappe sa anche dare del tu.

Insomma, una ricchezza di spunti che solo il Giro d’Italia può dare.

Si parte sabato da Gerusalemme.

fonte Repubblica.it

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