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Sfida scudetto Juve-Napoli: ecco cosa ne pensa il doppio ex Massimo Mauro

Juventus-Napoli di domenica sera ancora infiamma i cuori dei sostenitori delle due squadre con i napoletani il cui umore gira a mille dopo la vittoria al 90° e quelli juventini sconfortati dall’aver depauperato un vantaggio di 6 punti in due sole giornate di campionato.

Si sono aperte, dunque, settimane di passione con due grandi incontri che attendono le contendenti: la Juve in trasferta a Milano contro l’Inter e il Napoli a Firenze.

La Gazzetta.it ha intervistato Massimo Mauro, ex grande giocatoree sia della Juventus che del Napoli ai tempi di Maradona e Platini e oggi noto commentatore sportivo su Sky.

Vi riportiamo il testo dell’intervista :

“Se domenica in campo ci fossero stati Platini e Maradona, lo spettacolo sarebbe stato molto diverso: avrebbero preso per mano Juve e Napoli, infiammando la partita con colpi di alta classe.

E invece è andata in scena una misera rappresentazione, soprattutto per colpa dei bianconeri”.

Massimo Mauro parla per esperienza: ha giocato con roi Michel e col Pibe de Oro . Non solo, ha vinto lo scudetto a Torino nel 1986 e a Napoli nel ‘90. Chi meglio di lui per inquadrare la volata scudetto.

Mauro, Allegri è stato molto criticato in queste ore: Juve troppo rinunciataria col Napoli. Concorda?
“Sono rimasto deluso: mi sarebbe piaciuto vedere la Juve di Madrid o quella di Monaco col Bayern. Aspettare gli avversari è stato mortificante per le potenzialità della squadra. Ma sposterei le critiche ai giocatori”.
Come mai?
“Perché in campo vanno loro e i grandi campioni si devono prendere le responsabilità, inventare qualcosa. Allegri non è la prima volta che gioca così, ma gente come Dybala, Higuain e Douglas Costa devono fare di più. Lasciare una traccia. E invece sono stati impalpabili. E deve riflettere pure la società”.
Come mai?
“Lo slogan ‘vincere è l’unica cosa che conta’ giustifica la gara di domenica. E invece la Juve dovrebbe dare l’esempio, fare come i grandi club europei. Certo, bisogna vincere, ma facendo divertire i tifosi. Anche perché i bianconeri hanno un gruppo importante. E invece si sono accontentati del compitino: i pareggi di Ferrara e Crotone nascono per questa mentalità. Se la Juve perderà lo scudetto, saranno proprio quelle 2 gare a fare la differenza. Non certo lo scontro diretto”.
La Juve sabato ha l’Inter: per Allegri è la sfida decisiva.
“Ha ragione: perdere significa alzare bandiera bianca. Ma occhio, in un campionato così strano non mi stupirei se lo scudetto volasse via in una gara considerata facile. Nel 1986 andò così”.
Torniamo indietro nel tempo.
“Ero alla Juve e la Roma ci rimontò in modo pazzesco: pari a 2 gare dalla fine. Ci davano morti, ma i giallorossi persero in casa col Lecce retrocesso e noi vincemmo di misura un match tosto col Milan, ma a differenza di domenica attaccammo per 90’”.
A Napoli non saranno contenti di questo ricordo...
“Intanto giocano a Firenze, gara difficile… E poi la vittoria di Torino è stata un pieno di energie. Fino a 20 giorni fa tutti davano il Napoli per finito: pari a Sassuolo, poi la rimonta clamorosa col Chievo, lo 0-0 col Milan e le difficolta contro l’Udinese. Ora il successo con la Juve, al 90’, ha ribaltato le prospettive”.
E Sarri ha cercato la vittoria col bel gioco.
“Ha un’organizzazione di gioco precisa e dispendiosa. Vuole fare la partita a costo di perderla. E non ha un piano B”.
In che senso?
“Gli mancano i giocatori per variare modulo: come cambio importante ha solo Milik. Ma i titolari conoscono a memoria schemi e movimenti. E quindi Callejon con la lingua di fuori può comunque fare gol in qualsiasi momento. Il Napoli ha fatto molto di più delle sue possibilità: ecco perché hanno festeggiato dopo la vittoria di Torino”.
Questo può essere pericoloso?
“Non credo, sanno di aver dato il massimo. La Juve è obbligata a vincere: per storia e forza della rosa. Il Napoli non ha nulla da perdere, mentre i bianconeri sono padroni del loro destino. Chi è favorito? Stesse possibilità”.
Non essendoci Platini e Mardona, chi farà la differenza: Dybala e Insigne?
“Non facciamo paragoni simili, sono una bestemmia. Parlare di Dybala come del nuovo Messi è stato un grave errore. E’ un ottimo giocatore, non un fuoriclasse. E il discorso vale pure per Insigne. Ma certo, loro con Higuain o Mertens, devono osare di più”.
Lei ha vinto lo scudetto a Torino e a Napoli. Differenze?
“Tantissime, perché sono città diverse per storia e cultura. Alla Juve la festa scudetto la organizzammo noi giocatori, a Napoli dopo 15 giorni per andare a Forcella dovevi camminare sopra le macchine perché tutto era ancora paralizzato. Godiamoci questa volata: il miglior spot per la A”.
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