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Nell’eterno duello Messi-Ronaldo la differenza la fa anche il modo di reagire

Nel 20° secolo c’è stata la sfida Maradona vs Pelè; oggi invece Cristiano Ronaldo vs Messi: il dubbio, che forse resterà per sempre tale, è chi sia il migliore tra il portoghese e l’argentino. Il valore tecnico è identico; quello che può fare la differenza è il carattere: i quarti di finale di Champions League sono, in tal senso, un’importante testimonianza.

Cristiano Ronaldo o Messi? La più grande rivalità degli ultimi dieci anni assume ogni settimana nuovi contorni, tanto che ormai si può definire come una sfida tra supereroi.

Ognuno ha i suoi superpoteri, sta al pubblico scegliere quale preferire: meglio essere salvati dalla forza fisica del portoghese o dalla capacità tecnica della Pulga.

 Il loro dualismo non si mantiene vivo solo nel campionato spagnolo, ma diventa un dibattito che supera i confini e coinvolge tutti.

L’assegnazione del Pallone d’Oro, distribuito cinque volte a testa per entrambi i giocatori, non è bastata a chiarire il grande quesito del secolo, ovvero chi sia più forte tra i due.

Probabilmente è una domanda che non riceverà mai una risposta, anche perché la concorrenza tra Ronaldo e Messi continua a migliorare e stimolare loro stessi, desiderosi sempre di non porsi limiti e soprattutto prevalere sull’altro.

La loro è una rivalità proiettatasi spesso anche in Nazionale. Non come come confronto diretto, ma come termometro per stabilire la loro reale forza in un contesto diverso da quello del club, fatto di tradizione vincente e grandi campioni.

Questo è uno dei punti che viene contestato all’attaccante blaugrana, incapace finora di portare l’Argentina sul tetto del mondo, con massimo risultato la finale contro la Germania, persa anche per un gol fallito da lui stesso, «una rete che al Barcellona non avrebbe mai sbagliato».

Secondo i più critici, Messi non ha mai avuto la giusta personalità e leadership per guidare i compagni alla vittoria del Mondiale, sebbene nelle ultime amichevoli disputate dall’Albiceleste sia sceso negli spogliatoi, nonostante l’indisponibilità a giocare, per caricare i compagni.

Diverso invece il discorso per CR7, da sempre considerato molto più trascinatore di lui, in grado di spingere il Portogallo anche da infortunato, anche dalla panchina.

Basti ricordare la finale di Euro 2016, dove un problema al ginocchio lo costrinse a uscire dopo appena metà primo tempo e lui, da gran guerriero, rimase a pochi metri dai compagni per non lasciarli senza il loro capitano e diventando una sorta di secondo allenatore insieme al ct Fernando Santos.

Testa alta e… sguardo perso nel vuoto

Entrambi i giocatori sono stati, ognuno a suo modo, protagonisti nell’ultimo confronto delle squadre italiane in Champions.

Cristiano Ronaldo, con una fantastica doppietta all’andata e con un rigore, pesante come un macigno, al 98′ della sfida di ritorno, ha eliminato la Juventus, mentre Messi ha svolto il ruolo di comparsa nel doppio match contro la Roma. Al Camp Nou ha dato comunque il suo contributo alla vittoria finale, mentre all’Olimpico non è mai andato neanche vicino a trovare la via del gol.

Sia Real che Barcellona hanno vissuto una rimonta e un’esperienza davvero simili tra loro e la qualificazione dei Blancos è dovuta in gran parte proprio al portoghese.

Non solo per la prova fornita nei primi novanta minuti e il rigore nel match di ritorno, ma soprattutto per l’atteggiamento avuto in campo.

Incassato il vantaggio di Mandzukic dopo appena 76 secondi, la reazione di CR7 è stata quella di applaudire i compagni e incoraggiarli, raccomandando loro di mantenere la calma e usare la testa.

L’argentino invece, dopo il gol di Dzeko, è stato ripreso dalla telecamere con la testa china e lo sguardo perso nel vuoto, come se il risultato fosse già irrimediabile per i colori blaugrana.

Dalla frustrazione alle indicazioni tattiche

Situazione simile si è ripercorsa anche dopo il gol del 2-0 messo a segno dalla Juve contro il Real e dalla Roma ai danni del Barça.

Il raddoppio di Mandzukic ha mostrato un Ronaldo decisamente più nervoso per la brutta prestazione dei suoi, ma non ha smesso di caricarli e invogliargli continuamente ad alzare la testa, ricordando loro che sarebbe bastato un solo gol per raddrizzare il passaggio del turno sui binari a lui preferiti.

La Pulga è sembrato invece frustrato dalla situazione, perché fino alla rete di De Rossi ha giocato una quantità di palloni insolitamente bassa per lui.

Il Diez non è riuscito a mettersi la squadra sulle spalle ed è apparso incapace di reagire allo strapotere giallorosso, così come i suoi compagni.

Il colpo del ko all’attaccante blaugrana glielo ha inflitto il colpo di testa di Manolas. L’umore in volto era più nero che mai ed è sembrato dare segnali di resa.

Il classe ’87 ha guardato i suoi compagni, quasi incredulo per quanto stesse accadendo, e ha fatto piccoli passi in campo guardando sempre più dimesso verso il terreno di gioco.

Alla rete di Matuidi invece l’emotività di CR7 si è fatta straripante.

Passata in un secondo la rabbia iniziale, ha fatto l’ennesimo applauso di incoraggiamento e, da vero leader, si è messo a dare indicazioni tattiche ai compagni.

Probabilmente il portoghese è stato anche aiutato dal supporto degli 80 mila del Bernabeu, ma i due hanno anche mostrato un modo chiaramente differente di interpretare la partita dal punto di vista mentale, in qualità di trascinatori.

Fonte: sport.sky.it

Foto presa da: espnfc.com

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Studente di Giurisprudenza e grande appassionato di calcio, adoro scrivere sul mio sport preferito.

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