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Juventus-Collina: la partita iniziata nel 2000 continua ancora….

In casa Juventus non è stata ancora sbollita la rabbia dell’eliminazione dalla Champions League ad opera del Real Madrid e ora, a mente un pò più fresca, si punta ancora sul Designatore Uefa, Pierluigi Collina, già finito nel mirino del Presidente Agnelli nelle interviste immediatamente successive alla gara.

Il Corriere.it compie un’approfondita disamina sul rapporto controverso che intercorre tra la formazione bianconera e Collina, e noi vi riproponiamo un estratto dell’articolo.

Si dice che non può piovere per sempre, eppure quasi vent’ anni anni dopo è come se quel diluvio non avesse ancora smesso di scaricare acqua fradicia sul rapporto fra la Juventus e Pierluigi Collina. 

Perugia, 14 maggio 2000, la partita sospesa per 70 minuti, il gol di Calori, lo scudetto alla Lazio: eccolo, il peccato originale.

Per Madama quella partita non doveva riprendere, sbagliò Collina a insistere, a voler ripartire su quel campo impossibile: manie di protagonismo, fu l’ accusa esplicita verso quello che in quegli anni era indiscutibilmente il migliore arbitro al mondo.

È lì che tutto è cominciato, e quel «vanitoso» che il presidente bianconero Andrea Agnelli gli ha rivolto l’ altra sera, accusandolo dell’ infelice designazione dell’ inglese Oliver e chiedendogli poi senza mezzi termini di dimettersi da capo dei fischietti Uefa, è la prova evidente delle ragioni di un antico rancore mai sopito.

Nel 2008 ci fu poi l’ episodio della lettera. Collina era designatore in A e la Juve scrisse alla Figc chiedendo «un immediato intervento a garanzia della regolarità del campionato»

Carisma, orgoglio e decisionismo fuori dal comune: la verità è che se Collina è arrivato dov’ è arrivato, a essere cioè il simbolo stesso dell’ arbitraggio, una sorta di icona globale preinternet, è anche, anzi soprattutto perché in carriera ha saputo prendere decisioni che gli altri non avevano il coraggio di prendere.

Che poi la sua differenza sia sfociata in autoreferenzialità è un’ opinione non così rara. È ciò che pensa ad esempio il suo ex collega Fabio Baldas, designatore negli anni 90: «Che Collina sia vanitoso non ci sono dubbi».

Ma sarebbe tuttavia un errore convincersi che dietro alla vigorosa offensiva mediatica della Juventus ci sia solo una questione privata.

C’ è anche, anzi soprattutto, il nuovo esplicito ruolo da primus inter pares all’ interno del movimento italiano che la Juventus si sta ritagliando e non è un caso che Agnelli abbia voluto ricordare come in questa stagione le designazioni abbiano penalizzato non soltanto la sua squadra «ma anche il Milan a Londra con l’ Arsenal», la Roma nell’ andata col Barcellona, la Lazio.

Una denuncia forte, di sistema, quasi sindacale: gli arbitri sono più duri con le italiane proprio perché li manda un italiano. Un dossier in effetti decisamente corposo e nel quale la questione Var ricopre un ruolo decisivo. 

La Fifa di Infantino l’ adotterà infatti con entusiasmo al Mondiale mentre l’ Uefa di Ceferin continua a prendere tempo: ragioni economiche, organizzative, in realtà soprattutto politiche.

Tanto che ieri da Nyon hanno fatto sapere che non ci sarà nessuna accelerazione per l’ introduzione in Champions.

Una posizione netta, che si pone in totale contrasto proprio con Agnelli il quale giusto qualche settimana fa, nel corso dell’ assemblea romana dell’ Eca di cui è presidente, definì la Var «un processo irreversibile».

Certo, a Madrid probabilmente sarebbe servita a poco. Forse, semplicemente, sarebbe bastato mandare qualcuno più esperto di un ragazzo di 33 anni.

 L’ obiezione che arriva dai vertici arbitrali dell’ Uefa un senso però ce l’ ha: all’ andata era finita 0-3, quale partita sulla carta migliore di questa per far fare un po’ di pratica a Oliver, uno che dopo aver infranto un record dietro l’ altro di precocità è considerato in Premier una specie di bambino prodigio?

Sulla carta, già.

 

foto Calcio Fan Page

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