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Roma, che impresa! Pallotta gode, ma aveva (quasi) venduto tutti…

Abbiamo visto piangere tifosi di vent’anni, ma anche di cinquanta e sessanta: non credevano che la partita contro il Barcellona fosse davvero finita 3-0. Abbiamo notato uomini, non bambini, gridare come assatanati sugli spalti e nella pancia dell’Olimpico: nemmeno loro ci credevano.

Perché la storia della Roma non è questa: è una storia di speranze cancellate, di sogni svaniti, di ambizioni frustrate. Di grande amore da parte della gente e di rarissime e soffertissime soddisfazioni sportive. Anni fa, quando cercavano un’incredibile rimonta scudetto su una grande Inter, i giallorossi si specchiarono in una frase:“Non succede, ma se succede…”. Non successe, ovviamente. Il titolo andò ai nerazzurri e a loro rimase, come quasi sempre, un pugno di rabbia e di illusioni.

Abbiamo visto gente che, per festeggiare, nella notte ballava sopra gli autobus oppure si buttava nelle fontane (l’ha fatto anche il presidente Pallotta, che la curva Sud ha insultato prima della partita), e altra gente che attorno a ponte Milvio intonava cori di ogni tipo tra bandiere e sciarpe: una città impazzita. Esagerazioni? Mannò, capiteli: in un Paese che vive di calcio, in una città che vive per il calcio, una vittoria del genere vale per mille.

Anche perché la Roma è l’opposto: è la squadra che perde la Coppa dei Campioni ai rigori, che arriva seconda in campionato con desolante continuità, che in Champions sogna ma poi ne prende sette dal Manchester United e altrettanti dal Bayern Monaco. Un’incompiuta perenne, insomma. Contro il Barcellona tutti questi pezzi di storia, o forse addirittura di dna, sono caduti in un attimo.

E’ stata una partita da non credere, non solo per il risultato oppure per gli avversari (Messi. Suarez, Iniesta, Piqué…). I due ultimi gol, ad esempio, li hanno segnati De Rossi e Manolas, gli autori delle autoreti nella partita di andata. E proprio Manolas condivide con Dzeko una strana e speciale situazione personale: entrambi sono stati ceduti dalla Roma (il greco a giugno allo Zenit di Mancini, il bosniaco a gennaio al Chelsea di Conte) e sono rimasti in giallorosso solo perché si sono opposti alla partenza.”Spero che la società sia contenta che io non me ne sia andato”, ha detto Dzeko.

Roma è ribaltata, non capisce cosa le è successo, gioisce ma teme che qualcuno la svegli. Macché: non è un sogno, è successo davvero. Tanto vale piangere. 

Da Calciomercato.com

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Giornalista Pubblicista, Direttore Responsabile di Momenti di Calcio. Appassionato di calcio e laureando in Giurisprudenza all'Università Di Roma Tre

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