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Mondiali di calcio 2018: potrebbe essere la volta buona per l’Africa?

Fra pochi mesi comincerà in Russia il Campionato Mondiale per Nazioni e, ancora una volta, c’è grande attesa e molta curiosità per le nazionali africane, da sempre attese alla grande prova mondiale.

Riportiamo un interessante estratto dell’articolo pubblicato sull’argomento da Sportmediaset.it.

Questa volta sonoono cinque le squadre africane ai nastri di partenza di Russia 2018: Egitto, Marocco, Nigeria, Tunisia e Senegal che hanno l’ingrato compito di provare a migliorare il miglior risultato assoluto di un’africana nella Coppa del Mondo: i quarti di finale.

Il calcio africano negli ultimi decenni non ha mai saputo crescere e mantenere le grandi attese.

Il talento c’è sempre stato (Salah l’ultimo gioiello), ma a livello di tattica e strategia siamo ancora lontani dal top.

Gli exploit non sono mai mancati e l’Egitto dell’ex Roma si candida a grande sorpresa del torneo.

6 giugno 1990, stadio San Siro. L’Argentina di Maradona campione del mondo in carica apre il Mondiale contro il Camerun. Una formalità si pensa, ma il campo dirà ben altro.

Seppur in 10 i Leoni indomabili fanno un clamoroso sgambetto agli argentini, grazie a un gol di testa di Francois Oman-Biyik, attaccante che qualche anno dopo sarà una meteora nel nostro campionato con la maglia della Sampdoria.

Quella squadra, pur dilaniata da polemiche e divisioni nello spogliatoio, riuscì ad arrivare fino ai quarti, quando lasciò strada dopo 120′ di autentica battaglia all’Inghilterra.

E da lì cominciò a nascere la certezza che nel giro di poco tempo una squadra africana avrebbe alzato al cielo la Coppa del Mondo.

Anche una leggenda come Pelé non aveva dubbi tanto da sbilanciarsi: “Un’africana vincerà il Mondiale entro il 2000″ disse O Rei, poi smentito dai fatti.

Purtroppo, infatti, il calcio africano non è riuscito a mantenere mai le grandi attese e a portare una sua squadra almeno in semifinale.

Il talento non è mai mancato, soprattutto quando è stato cresciuto e sgrezzato in Europa, ma rimane una grande differenza tra chi gioca nel Vecchio continente e chi, invece, disputa i campionati locali.

Nemmeno la miriade di allenatori importati dall’estero in tutti questi anni sono riusciti a colmare il gap tattico con Europa e Sudamerica.

La mancanza di un apparato davvero professionistico si ripercuote sul livello tecnico generale del gioco. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è stata una stagnazione che sta assumendo contorni patologici preoccupanti.

E le ingerenze politiche ed economiche sono ulteriori zavorre su un calcio che non riesce proprio a fare il salto di qualità e mantenere così le grandi aspettative nate alla fine del secolo scorso.

Dopo l’exploit del Camerun nel 1990, altre nazionali hanno fatto parlare di sé come la Nigeria a Usa ’94, il Senegal in Corea nel 2002 o il Ghana a Sudafrica 2010.

Casi isolati, che rischiano di rimanere tali anche tra qualche mese in Russia. Egitto, Marocco, Nigeria, Tunisia e Senegal proveranno nella missione impossibile: fare meglio di tutti e arrivare per la prima volta in semifinale. Difficile, praticamente un’utopia: ma in un Mondiale le sorprese sono sempre dietro l’angolo e sognare non costa davvero nulla…

foto Sky sport

 

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