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TORINO, arriva la pesante contestazione di tifosi: nel mirino anche Cairo

Il Torino è stato battuto ieri in casa dalla Fiorentina per 2-1 e al termine della gara – ma a dire il vero anche durante – è scattata inesorabile la contestazione dei supporters granata contro la squadra e la società.

In curva che i tifosi hanno esposto uno striscione che la dice tutta sullostato d’animo della tifoseria granata: “Voi pensate solo ai soldi e in campo non lottate più! Noi nostalgici di un Toro che non esiste più”.

Come riporta Sportmediaset.it, tutti nel mirino nel giorno del ko contro la Fiorentina, anche il presidente Cairo.

Molti i cori contro di lui e un invito esplicito: “Vattene!

La partita si era aperta con la precisa presa di posizione della curva Maratona, non solo contro i giocatori, ma anche contro la gestione societaria.

Poi, a partita iniziata, anche i cori della Primavera contro il presidente Cairo e la replica della Maratona con un altro striscione: “Pochi investimenti, tante parole…”.

Da qui, Curva su Curva (ma non solo) gli inviti al presidente ad andarsene e ai giocatori ad “andare a lavorare”.

Fino all’epilogo finale e al ko nei minuti di recupero che provoca un ulteriore innalzamento dei toni.

Da Tuttosport.it riportiamo un estratto dell’articolo in edicola stamane che conferma la situzione critica in senso al Toro.

Quando Cairo esce dal ventre dello stadio, il suo volto smarrito è tutto un programma: la pioggia lo riga, ma il diluvio è dentro. E’ scosso, infreddolito, preoccupato, teso.

Maschera a fatica il livore. E la paura che al peggio segua, nelle prossime settimane, un peggio ancor peggiore, se così si può dire.

Sono le 19 e 45: la partita era già finita da quasi 3 ore. Ha poca voglia di parlare, ovviamente. La prima domanda è sulla contestazione, e la notizia è che ha investito anche lui, a ‘sto giro.

Risponde Cairo, ma pare Tomba in slalom: «La gente viene allo stadio, paga il biglietto ed è giusto che faccia quello che vuole». Poi: «Poca voglia in campo? No, ho visto ragazzi determinati. Anche perché da qui alla fine con Mazzarri dovremo valutare la rosa in vista del prossimo anno, quindi chi avrà voglia di rimanere sarà motivato per dimostrare di essere meritevole della riconferma»: ma contiamo anche quanti non vedono l’ora di scappare dalle responsabilità e dal Toro?

Quindi, su Ljajic, da mesi ai margini, ma autore dell’assist dell’1 a 1, una volta entrato: «Bene, bene, anche se ha giocato soltanto pochi minuti. Ma non mi piace parlare dei singoli, conta la squadra. E se una squadra funziona, i singoli si esaltano».

Un cronista, in stile Candido di Voltaire, gli chiede se l’Europa sia ancora raggiungibile.

Cairo ci rimane di stucco: «Lasciamo perdere. Ora dobbiamo pensare a far bene partita dopo partita. L’Europa era un obiettivo di Mihajlovic: quando cambi l’allenatore cambiano anche gli obiettivi. Oggi non ha senso guardare all’Europa, con Mazzarri a gestire una rosa costruita per il suo predecessore».

Aperta parentesi: quella risposta, «l’Europa era un obiettivo di Miha», ha poi sollevato moti di rabbia sul web.

Per la serie: ma come? Allora a Cairo non interessava? Allora era il sosia di Cairo quello che parlava di Europa fino a poco tempo fa, a partire dagli annunci in pompa magna del 2016? Chiusa parentesi.

FotoSportmediaset.it

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