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LOTITO: Vi spiego il mio rapporto con i procuratori dei calciatori

Il presidente della LazioClaudio Lotito, nel corso di un incontro con gli studenti dell’Università Europea di Roma, ha rilasciato tra le altre queste dichiarazioni, riprese dai colleghi di cittaceleste.it. “Io preferisco lavorare con procuratori esteri, perché molti di loro non eccedono come succede con agenti italiani.

Ci sono procuratori che guadagnano 10 milioni l’anno, altri ne guadagnano anche 100.

E’ diventato un mercato con grandissimi interessi. Il più potente? Jorge Mendes.

In una società i ruoli deve comandare chi tiene le redini, il direttore sportivo deve fare il direttore sportivo, il presidente deve fare il presidente.

Il procuratore non deve mai sostituirsi al direttore sportivo, io mi sono sempre assunto le responsabilità delle scelte. Nella mia società firmo solo io, il ds propone e io decido se è giusto o sbagliato.

Quando ho preso la Lazio aveva 566 milioni di debiti, fra qualche giorno vedrete dei risultati straordinari a livello economico.

Non si deve diventare ostaggio di procuratori e giocatori. Se si accettano le regole bene, altrimenti si può anche partire.

Sicuramente i giocatori non mancano nel mondo del calcio, quello che mancano sono i presidenti.

A livello di normative si può fare di più, io avevo proposto che un calciatore non potesse rifiutare più di tre proposte, perché a volte diventa una cosa non razionale, diventi quasi un ostaggio.

Se io ti offro la possibilità di andare in un’altra società dove andare giocare, anche più importante, non capisco perché questa proposta venga rifiutata.

I giocatori sono degli individui particolari.

Sono molto influenzati dai procuratori, molto più che dalla famiglia.

Sono dei soggetti che devono fare i conti con una notorietà e una ricchezza a volte inaspettata. Quando compri un calciatore devi pagare la società, ma anche tanti altri soggetti, specie se compri qualcuno in Sudamerica.

Pensate un giocatore ceduto a 100 milioni di euro quanti interessi può creare e smuovere.

La Lazio? Molti giocatori mi hanno chiesto di tornare, perché pentiti della scelta, ma io ho chiuso sempre la porta.

Quando vanno via dopo un po’ capiscono ciò che hanno perso.

Fra società e calciatore deve esserci un rapporto simbiotico, perché se diventa parassitario alla fine finisce tutto nel peggiore dei modi.

Noi abbiamo un target e i giocatori devono avere quelle caratteristiche per venire alla Lazio. I giocatori che da noi hanno fatto benissimo e che poi sono andati in altre squadre, magari hanno guadagnato di più, ma poi sono crollati.

Io non posso competere con squadre come la Juventus che ha certi ricavi, ma provo a competere sul rapporto. “Io cerco di trasmettere ai giocatori un senso di appartenenza. Se il giocatore è sensibile resta. In caso contrario, pagare moneta e vedere cammello”. cammello”.

Fonte:Alfredo Pedullà

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