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Calcio italiano, è stato giusto fermarsi

La tragedia che ha sconvolto nella giornata di ieri il calcio italiano con la morte del capitano della Fiorentina Davide Astori ha portato con se la decisione più saggia: rinviate le partite da disputarsi di Serie A e Serie B. Previsto invece un minuto di raccoglimento sui campi delle altre categorie.

Una tranquilla domenica mattina si è improvvisamente tramutata in una delle giornate più brutte per tutto il movimento calcistico italiano. Tragedie, come quella occorsa ventiquattro ore fa, non possono lasciare indifferenti nessuno: dagli addetti ai lavori fino ai protagonisti di questo sport ossia i calciatori.

Da qui la giusta decisione di fermarsi e non far disputare alcuna partita quantomeno in Serie A e Serie B. Una scelta che mette in luce un aspetto molto importante: troppo spesso ci si dimentica che coloro che ogni domenica provano a regalarci 90 minuti di intrattenimento sono prima di tutto persone; e come tali possono essere colpite nel profondo da notizie cosi scioccanti.

Sarebbe stato veramente di “cattivo gusto” far fede al proverbiale detto “The show must go on”. In tal senso appare condivisibile soprattutto un passaggio delle parole pronunciate ieri dal commissario straordinario della Lega Serie A, Giovanni Malagò: “Il calcio che io penso e che immagino è di valori, di ideali, condivisione di emozioni e rispetto. Non solo nell’atleta ma anche dell’uomo. Era doveroso. Ci vuole il rispetto dell’avversario e dell’uomo. Per questo, ripeto, abbiamo preso una decisione non solo giusta ma anche doverosa”.

È insomma sempre opportuno tenere presente che il calciatore potrà si avere degli atteggiamenti che alle volte infastidiscono e non poco ma allo stesso tempo non può essere paragonato a un gladiatore dell’Antica Roma. A testimonianza di tutto ciò possono essere citate soprattutto due scene: la prima a Genova, stadio Marassi, dove Genoa e Cagliari, che da li a poco sarebbero scese in campo per la loro partita, apprendono proprio durante il riscaldamento della scomparsa di Astori. Emblematica è ad esempio la reazione di Mattia Perin che, sconvolto, rientra di corsa in lacrime nello spogliatoio. La seconda in quel di Milano dove per le 20.45 era in programma il derby Milan – Inter. A prescindere da quello che avrebbero deciso i vertici del calcio, tra i calciatori di ambo le squadre scatta subito l’accordo per non giocare.

Sarebbe stato veramente difficile chiedere a tutti di scendere in campo e far finta di niente per 90 minuti.

Pier Francesco Miscischia

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Studente di Giurisprudenza e grande appassionato di calcio, adoro scrivere sul mio sport preferito.

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