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Natura sanat, doping nocet (La natura guarisce, il doping nuoce) di Stefano Lesti e Giuseppe Sesto

La prima forma di cultura antidoping consiste nella diffusione della conoscenza e delle dinamiche che alimentano questa pratica basata da una parte sull’inganno verso gli avversari e dall’altra sul rischio concreto per la salute di chi vi si sottopone.

Aristotele affermava: “Il medico cura, la natura guarisce”, mentre Galeno, il grande medico di Pergamo amico di Marco Aurelio e seguace di Ippocrate che spesso citava gli scritti del grande filosofo e pensatore greco facendone propri gli insegnamenti sosteneva parimenti: “Ricordati che il miglior medico é la natura: guarisce i due terzi delle malattie e non parla male dei colleghi”.

Perchè questa premessa storica? Perchè nessuno al giorno d’oggi, sopratutto gli sportivi e gli addetti ai lavori, può ignorare che il doping nello sport sia sempre esistito e che fino a poco più di mezzo secolo fa, fino al caso di Ben Johnson, non era perseguito né dunque punito dalle autorità giudiziarie come invece succede sempre più meticolosamente oggi grazie alla Wada (l’agenzia mondiale dell’antidoping) e ai vari tribunali federali nazionali.

Per “doping” si intende l’uso di un farmaco o di una pratica medica non a scopo terapeutico ma per migliorare il rendimento psicofisico dell’atleta, ignorandone gli effetti deleteri conseguenti.

Come è possibile allora che alcuni medici nonostante abbiano professato il “giuramento di Ippocrate” prima di dare la propria vita sacrificandola in nome del compimento di un compito fondamentale, di una vera e propria missione per la tutela e la cura della vita umana, piuttosto di denunciare l’uso di doping si rendono complici di questa pratica nociva?

Possono il denaro e il mero interesse personale da parte del singolo medico o di una intera schiera di medici essere considerato da questi più importante della salute dell’uomo?

Com’è altrettanto possibile che nel 2017, millenni dopo Aristotele, Ippocrate e Galeno, non sia stato ancora messo in piedi un sistema virtuoso che ne impedisca e colpisca senza pietà l’utilizzo e nel contempo non ne diffonda una maggiore conoscenza a scopi preventivi in ogni ambito della società civile e sopratutto giovanile?

Cosa si deve fare di concreto e risolutivo dunque per combattere questa piaga? Cosa possono fare in proprio le società sportive, le istituzioni, le famiglie, i media, i giornalisti, gli psicologi, gli antropologi, i sociologi, i filosofi, le scuole, le federazioni sportive, gli appassionati di pratiche sportive e gli stessi medici?

E dire che gli stessi abbiano tutti studiato e appreso dai padri della medicina occidentale e dallo stesso Galeno che: “L’ottimo medico é prima di tutto un filosofo che fa emergere una figura capace di padroneggiare i più svariati campi del sapere”..

Stefano Lesti, direttore responsabile di Momentidicalcio.com

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Direttore responsabile di Momentidicalcio.com, giornalista, scrittore, storico, dirigente e responsabile della comunicazione di società sportive.

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