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A chi appartiene la rovesciata più famosa di sempre?

Tanti di noi, appassionati di calcio, hanno collezionato almeno una volta nella propria vita le figurine raffiguranti i propri idoli sportivi. Se pensiamo al raccoglitore delle figurine, non possiamo che riferirci all’album Panini, e la prima cosa che ci viene in mente è il calciatore in copertina che esegue una rovesciata perfetta.

 

Fino a qui tutto normale. Ma vi siete mai chiesti chi è quel calciatore e come è nata l’idea di mettere lui ed il suo gesto sulla copertina di un album? Beh, se non l’avete fatto mettetevi comodi, perché la storia è interessante.

 

E’ il 15 gennaio del 1950, si gioca la partita di campionato tra Fiorentina e Juventus. Verso la fine della partita, durante un attacco della Fiorentina, il difensore dei viola Magli effettua un lancio verso Pandolfini che si trova a pochi passi dal portiere. In quel momento si alza in volo Carlo Parola, difensore della Juventus, che con un gesto tecnico perfetto, respinge l’attacco avversario spazzando la palla fuori dalla zona di pericolo e salvando la sua squadra dal goal.

 

Il gesto tecnico fu immortalato da Corrado Bianchi, fotografo a bordocampo che prima di allora faceva il reporter nelle zone di guerra. Descrisse quel momento come “Uno stacco imperioso, un volo in cielo, una respinta in uno stile unico”.

 

La foto fu venduta per poche migliaia di lire ad un giornale locale e successivamente, nel 1965, grazie allo spirito imprenditoriale di un giovane ragazzo modenese, diventerà la fotografia calcistica più famosa e celebre di sempre. Quel giovane si chiamava Giuseppe Panini, e decise di utilizzare quel gesto tecnico formidabile come simbolo della sua raccolta di figurine.

 

Di tutto questo, la cosa bella è che si tratta della respinta di un difensore e non del tiro di un attaccante. Un difensore che esordiva a 18 anni e sarebbe poi diventato una bandiera della Juventus con 334 presenze in maglia bianconera vincendo una coppa Italia e due scudetti.

 

Un ragazzo che veniva dal basso, lavorando in fabbrica mentre giocava, e che sarà per sempre il simbolo di un calcio che non c’è più: divertimento, passione ed emozione.

 

fonte foto: Wikipedia

Eugenio Arnone

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